Dogane e dazi: come cambia l’import dall’America nell’attuale scenario geopolitico
L’attacco militare condotto dagli Stati Uniti contro l’Iran ha segnato una nuova, drammatica escalation nello scenario geopolitico internazionale. Al di là delle conseguenze umanitarie e diplomatiche, questo evento rischia di avere effetti profondi e immediati anche sul commercio globale e sul sistema doganale, soprattutto per le aziende europee che importano o esportano verso aree coinvolte direttamente o indirettamente nel conflitto.
Le guerre non si combattono solo con le armi, ma anche con i dazi, le sanzioni e le restrizioni commerciali. E mai come oggi, la dogana si trasforma in un fronte economico attivo.
Il ritorno del protezionismo: i dazi Usa e il “tariff stacking”
Negli Stati Uniti si è tornati a parlare di “tariff stacking”, ovvero l’accumulo di dazi su uno stesso prodotto lungo diverse fasi della catena di approvvigionamento. Questo ha colpito duramente settori come quello dei metalli, dei semiconduttori e dei macchinari, arrivando ad aumenti tariffari cumulativi anche del 70%. Le misure protezionistiche introdotte, specialmente verso merci cinesi e alleati considerati “non strategici”, stanno complicando la vita agli importatori.
Per chi importa in Italia beni con componenti americani o provenienti da paesi soggetti a dazi, diventa cruciale monitorare con attenzione le classificazioni doganali e le regole sull’origine delle merci.
Impatto sull’Italia: numeri e rischi
Secondo i dati più recenti, l’export italiano verso gli Stati Uniti ha superato i 73 miliardi di dollari nel 2023. Tra questi, oltre 14 miliardi riguardano il solo settore dei macchinari. Tuttavia, l’Ufficio parlamentare di bilancio italiano ha già stimato che l’aumento delle tensioni doganali potrebbe comportare una perdita di circa 68.000 posti di lavoro a livello nazionale, colpendo in particolare le PMI.
Gli importatori italiani devono oggi affrontare una maggiore incertezza legata ai costi doganali, ai tempi di sdoganamento e alla necessità di adeguarsi in modo proattivo a nuove regole e tariffe.
Cosa possono fare le aziende italiane
- Verificare attentamente l’origine doganale delle merci, poiché un prodotto fabbricato in Cina ma lavorato in un altro paese (es. Vietnam) potrebbe mantenere comunque l’origine cinese e dunque essere soggetto a dazi Usa.
- Richiedere un’analisi personalizzata della classificazione doganale, per evitare errori o contestazioni.
- Rivedere i contratti di import-export, inserendo clausole di adeguamento tariffario o revisione prezzi in caso di variazioni normative.
- Affidarsi a una consulenza specializzata che sappia leggere gli scenari globali e fornire supporto pratico nella gestione documentale e nei rapporti con gli spedizionieri e le dogane.
Conclusione
In un mondo che cambia velocemente, l’attenzione alla dogana non è più un aspetto tecnico secondario, ma un elemento strategico per la sopravvivenza e la crescita delle aziende. In particolare per le PMI italiane, adattarsi ora può significare evitare costi nascosti, rallentamenti e problematiche legali domani.
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